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Una profonda bassa pressione sul Mar Tirreno meridionale richiama aria fredda dall'Europa Nord-orientale portatrice di maltempo e neve sulle regioni adriatiche e del Sud Italia. Sulle nostre zone clima decisamente più secco; attenzione però ai venti molto forti di Tramontana con raffiche di burrasca che hanno superato gli 80-100 Km/h nelle valli esposte.

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Premessa: non è un racconto per addetti ai lavori con dati meteorologici precisi per descrivere esattamente una delle più intense ondate di freddo e neve della storia contemporanea. È piuttosto un racconto un po’ romanzato ma fedele alla realtà di un meteo-appassionato che lo ha vissuto in prima persona e soprattutto senza internet. Si capirà così come a quei tempi si cercava di riuscire a interpretare il comportamento del tempo non solo con gli occhi e quindi con la cognizione visiva ma anche coinvolgendo altri sensi come l’olfatto e anche l’udito con quella meravigliosa invenzione che è la radio, mancando i dati di oggi come satelliti, radar meteorologici e modelli a disposizione solo dei Meteorologi dell’Aeronautica, unici previsori allora sul nostro Territorio Nazionale. Quello che cercherò di spiegare con il senno del poi dei vari fenomeni è grazie anche all’archivio delle carte del tempo (modelli) contenuto nel sito www.wetterzentrale.de
Vorrei dedicare questo mio racconto ai bambini e ai giovanissimi che cercano di avvicinarsi a questa meravigliosa scienza che è la meteorologia e quindi spero di essere chiaro e comprensibile nel narrare gli eventi di questo straordinario inverno.
Ottobre 1984, Casello Autostradale di Viareggio, nuova sede del mio lavoro dopo essere stato “strappato” dalla mia Lunigiana dopo la fine del casello autostradale di Stadano, vero blocco dei Padani che volevano raggiungere il mare nei fine settimana e poi, la Domenica pomeriggio l’agognata “calorosa” Pianura che li avrebbe accolti nel suo “sudario” (parola cara ai meteorologi RAI di quei tempi) per la settimana lavorativa.  A Viareggio ad ottobre si viaggia sempre con una maglietta tardo estiva e un golfino leggero, mi ricordo che spesso però portavo la giacca al lavoro. Riguardando le carte di allora non mi sembra sia stato un ottobre freddo ma la tendenza a portare abiti più pesanti rispetto alla stagione è proseguita anche a novembre e poi logicamente più avanti.
Dicembre 1984. Arrivano le Feste di Natale e il freddo si intensifica, è una bella notte della Vigilia di Natale e le premesse di un vero inverno ci sono tutte, senti il freddo che ti penetra dentro e senti anche il conforto di una cioccolata calda all’uscita della Chiesa di Quercia (frazione di Aulla) dopo la Santa Messa di mezzanotte. Tutti si scambiano gli Auguri in un’atmosfera che è tutto un programma: si vede l’anticiclone delle Azzorre che “spinge” verso Nord fino alla Scandinavia ed è solo l’embrione di quello che sarà capace di fare poi e, anche se il tempo è rimasto bello, a breve si prevede un peggioramento annunciato dai meteorologi della TV.
Siamo al 26 Dicembre, l’Anticiclone Russo sembra ritirarsi un po’ ma continua con il suo gelido alito a raffreddare l’Italia e da nord nel frattempo scende una depressione e l’Anticiclone Azzorriano in elevazione blocca in pieno Atlantico le correnti temperate. E’ un meccanismo perfetto per chi vuole sperimentare il vero Inverno in Italia.
Il 27 dicembre la depressione scende ma si rivela molto blanda, resta molto ad Ovest provocando sulla Lunigiana solo una lieve precipitazione di neve granulare, la famosa neve “corsina” dei nostri nonni che ne intuivano la provenienza dall’Isola Napoleonica ma, la depressione stessa ha il merito di risucchiare aria fredda dal vicino e potente anticiclone termico Russo e quasi tutta la Francia precipita a -5°C a 850 hPa (circa 1500 metri di quota).
Dal 28 dicembre  in poi l’anticiclone Azzorriano si sviluppa verso Nord “apparecchiando” così la tavola per la più grande “abbuffata” di freddo che la mia generazione ricordi  nel 1929 non ero ancora nato e nel 1956 avevo appena un anno) congiungendosi con l’anticiclone Russo e creando un enorme ponte a doppia corsia tra Atlantico e Siberia orientale (sede del vero freddo dell’emisfero settentrionale che tanti erroneamente identificano nel Polo Nord ma non è così) dove a Nord di questo anticiclone scorrono correnti calde atte a far “sudare” orsi polari , Lapponi e abitanti della Siberia, trasportando calore dall’equatore alle zone polari e alla Russia, ma da contraltare, a Sud di questa configurazione, come un gioco di sponda di biliardo si instaura una corrente di aria gelidissima dalle zone più fredde dell’emisfero settentrionale  Siberia orientale) fino alle nostre regioni con un non proprio raro  fenomeno denominato Burian o detta alla Lunigianese “Buriana” che è poi quel vento improvviso, impetuoso, ululante e gelido capace appunto di far ghiacciare al sole i panni appena lavati e stesi (gli addetti lo chiamano gelo d’avvezione, gela tutto con questo vento, anche con temperature sopra lo 0°C a causa di una temperatura di rugiada bassissima).
Nel frattempo si parla di Stratwarming che poi è, in parole povere, un anomalo riscaldamento in quota dell’atmosfera sul Polo che provoca  la formazione di una intensa Alta Pressione in quota in grado di premere sui sottostanti strati freddissimi dell’atmosfera provocando una fuga di questa aria ultrafredda verso le latitudini  meridionali del globo terrestre e che i geni di questa scienza chiamano “split” perché probabilmente non c’è altro modo da poter definire il fenomeno in lingua Italiana. Questa concomitanza di configurazioni darà il via ad uno degli inverni più freddi del secolo scorso.
Ed infatti si arriva a fine 1984 e inizio 1985 che le suddette correnti pilotano un enorme nucleo di aria fredda a ridosso delle Alpi. Le Alpi spesso costituiscono un baluardo insormontabile nei confronti dell’aria notevolmente fredda che a causa del suo notevole peso rispetto alla circostante aria calda più leggera e tendente a salire nella colonna atmosferica, viaggia a stretto contatto del suolo addossandosi sui contrafforti alpini. Le Alpi ad inizio 1985, fino al 4 gennaio, riescono a bloccare questo nucleo gelidissimo sul versante estero, ma ormai anche la barriera montuosa deve cedere all’incalzare del ripetuto afflusso artico.
Il giorno 1 gennaio la -5°C a 850 hPa conquista in Nord-Est Italiano, ad inizio del giorno 3 la -5°C a 850 hPa è sul nostro Appennino e la -10°C a quella quota è sulle Alpi. Sfonda l’aria fredda e ad inizio del giorno 4 la - 5°C arriva alle Puglie e la -10°C travalica le Alpi e si porta sul Nordest Italiano.
Sono 2 splendide e fredde giornate di sole quelle di inizio gennaio 1985, il giorno 3 si forma sulla Lunigiana uno stratocumulo neppure minaccioso, qualcosa sembra cambiare, a Cecina di Fivizzano il Parroco di allora alza gli occhi verso quella nuvola e sembra annusare la neve, infatti dice: “nevicherà molto presto”. L’aria fredda sul versante Nord-alpino preme, ormai dovrà travalicare le Alpi anche perché una zona di Bassa Pressione nel frattempo ha preso il via dalla Scandinavia decidendo di far visita al Belpaese.
La sera del 3 gennaio è una di quelle sere che difficilmente i meteo-appassionati dimenticano perché siamo di fronte all’ennesimo dilemma che tutt’ora persiste: l’aria fredda non potrà travalicare le Alpi che fungono da barriera insormontabile ma le dovrà aggirare e le vie sono le solite due: ad Ovest Valle del Rodano e ad Est attraverso la porta della Bora con notevoli differenze nelle previsioni del tempo: se l’aria fredda entra da Ovest nevica sul Tirreno e anche da noi se la curvatura della depressione che si formerà nel golfo di Genova sarà abbastanza accentuata (a giro stretto) e tale da richiamare il Libeccio sulla Provincia di Massa Carrara, altrimenti va tutto più a Sud. Se entra da Est e quindi dalla porta della Bora neve sulle regioni adriatiche e nella migliore delle ipotesi sull’Appennino versante Emiliano-romagnolo con locali sconfinamenti da noi a fondovalle con fiocchi portati dal vento. Il dilemma, la sera del 3 gennaio lo deve risolvere il grande Guido Caroselli dagli studi di Raiuno nella trasmissione serale delle 19.50 e subito si intuisce l’imbarazzo della scelta e la contrapposizione dell’Uomo sulla macchina. Il buon Guido esordisce affermando che quell’immane nocciolo di aria fredda oltralpe i modelli lo vedono in discesa sul Tirreno ma lui crede invece che aggirerà le Alpi dall’Adriatico e, non vi dico come sono rimasto, attonito come in un film dove l’assassino si scopre in fondo con tanto di sorpresa.
É il giorno 4 gennaio 1985, venerdì; non c’è internet, non si consultano quindi satelliti, dirette meteo dalle più disparate zone d’Italia, non ci sono radar meteorologici, c’è solo un immane immenso cielo azzurro e un freddo intenso la mattina. Pensi: addio, la nevicata ha preso la via dell’Adriatico, il buon Caroselli ci ha visto giusto anche stavolta. Ma la speranza è l’ultima a morire; arrivano le 13 e parto per il lavoro al casello di Viareggio. Un meteo-appassionato, a volte, ha mille risorse per capire dove quel nocciolo è finito, forse in Adriatico? Occorre sintonizzarsi su RadioUno, ci sono i frequenti notiziari di “Onda Verde” per il traffico e lì danno le notizie dove piove, nevica, tira vento e quant’altro. Mi sintonizzo ed ecco quello che volevo sentire: nel versante Adriatico tutto calmo, viceversa al traforo del Monte Bianco imperversa la bufera e allora mi è tutto più chiaro, senza satelliti, senza rada, ecc. Monte Bianco significa Ovest, Guido hai sbagliato, ma ciò non toglie nulla alla tua grandezza e alla tua professionalità. Arrivo a Viareggio il cielo è terso di un azzurro meraviglioso, ma credo che qualcosa succederà e in effetti, all’improvviso, attorno alle 16 dalla mia visuale in direzione di Bocca di Magra arriva un immane cumulonembo carico di fulmini. É un attimo, il cielo si copre, la temperatura al casello presa con un termometro a muro, crolla da 8°C a 4°C e poi 2°C. Comincia a piovere e spirare un freddissimo vento dal mare, sono circa le 16.30. Gli utenti arrivano al Casello sconvolti e dicono che nevica verso Livorno, verso Lucca, verso Carrara e non sanno spiegarsi perché’ lì a Viareggio piove solamente e non riesco spiegarlo neppure io anche se magari ho qualche elemento cognitivo in più. Mia madre chiama i miei Assistenti dicendo loro di farmi arrivare a casa subito, altrimenti avrei passato la notte fuori casa impossibilitato ad arrivarci. In Lunigiana infatti la neve sul terreno gelato attecchisce subito e in meno di mezz’ora il manto arriva a 10 cm coprendo tutto, soprattutto le strade ed allora non c’erano gli spartineve pronti come ora. Ho il nulla osta per rientrare a casa ma ho lasciato l’auto al casello di Sarzana perché’ ho fatto il viaggio per recarmi al lavoro con un mio collega appunto di Sarzana. Decido di fare l’autostop dalla cabina di entrata del casello e non tardo molto a trovare il passaggio da parte di un signore che veniva per lavoro da Firenze ed essendo venerdì sera rientrava a casa a Genova. Intanto, nel frattempo, la pioggia a Viareggio si fa pesante e vira verso il nevischio. In auto è ben visibile che la pioggia è in realtà nevischio, e poi dopo il casello di Versilia la pioggia si trasforma in grossi chicchi di neve tonda che rimbalzano come palle di polistirolo sul cristallo anteriore della vettura. Si oltrepassa il casello di Carrara tra neve tonda e nevischio, l’autostrada abbandona la costa, è buio come lo è in inverno poco dopo le 18, la campagna circostante da bruna imbianca velocemente chilometro dopo chilometro e il nevischio lascia altrettanto velocemente il posto alla neve pura. E’ una nevicata ormai conclamata e assai intensa. Il signore che mi ha offerto il passaggio si offre anche di portarmi al casello di Sarzana, gli offro il pedaggio del tratto Viareggio-Sarzana ed arrivo al parcheggio scoperto dove trovo la mia auto sepolta da 20 centimetri buoni di neve. Cerco di ripulire i vetri dell’auto con estrema fatica perché appena finisco devo ricominciare da capo da tanto intensa è la precipitazione. Finalmente riesco a partire, sono senza catene con una Fiat Ritmo Diesel motore aspirato ma non ne conosco le capacità di mobilità su fondo innevato, si rivelerà poi con mio immenso stupore un autentico carro armato! Ma intanto è venerdì ed è un giorno cruciale per il traffico pesante in autostrada assai intenso e poi la maggior parte di traffico è stato sorpreso da questa incredibile velocissima nevicata. Ad inizio dell’Autostrada della Cisa decido di accodarmi piano piano ad un camion senza tentare sorpassi, gli pneumatici del mezzo pesante che mi precede lasciano uno strato sotto la neve fresca, luccicante, battutissima e gelata, comprendo che è neve vera come quella di montagna, asciutta, di quella che qui in basso cade raramente. Superato Stadano si entra nella Lunigiana interna, l’autostrada sale e qui cominciano i problemi con auto ferme alla rinfusa sulla carreggiata, in un bailamme di catene, fiocchi di neve impetuosi ed è qui che comprendo la bontà del mezzo con cui sto viaggiando: con un filo di acceleratore mi porta ovunque. Esco ad Aulla e cerco un telefono pubblico per chiamare e tranquillizzare casa (i cellulari non esistevano ancora), la precipitazione rallenta, un fulmine in direzione delle Apuane ha la capacità di creare una temporanea cessazione dell’erogazione di elettricità e, saprò poi, di far saltare l’impianto di alimentazione del mio nuovissimo televisore a colori, il primo della serie dopo tanto bianco e nero. Il potente mezzo a mia disposizione riesce a portarmi a casa superando le due salite cruciali di Canalescuro e della vecchia Osteria “Guastini” intasate da veicoli in difficoltà. Ho un cruccio, mi sono perso la nevicata più spettacolare, credo, di questi ultimi secoli per come è avvenuta. Ancora oggi la gente ricorda di non aver mai visto niente di simile, passare da un cielo azzurro e sereno a 10 cm di neve in poco più di un quarto d’ora. Cielo azzurro che come è sparito velocemente nel pomeriggio, riappare alla sera attorno alle 20 e le stelle del cielo, dalla neosorta Sirio, alla costellazione di Orione, alle Pleiadi mirano questo spettacolare miracolo bianco. Faccio una passeggiata, il freddo non disturba più di tanto, l’aria è già secca, cerco di fare una palla di neve ma non mi riesce, la neve si sfarina sotto le mie dita...la Neve Vera!
Il sabato e’ una stupenda e fredda giornata di sole e così pure Domenica. Il manto nevoso regge molto bene aiutato anche dalla poca umidità dell’aria. Rientro a lavorare a Viareggio in una Domenica dell’Epifania fresca e assolata ma prima esco al casello di Versilia per raggiungere un posto dove acquistare qualcosa da mangiare per cena e noto che anche lì la neve ha fatto la sua comparsa la sera del venerdì. Infatti si notano ancora qua e la chiazze di neve nei prati. Si comincia a lavorare e si aspettano anche i risultati delle partite dai campi di calcio della Serie A e subito la cronaca si occupa di Roma. L’Olimpico e’ assediato dalla neve, il cronista parla addirittura di mezzo metro di bianca precipitazione posatasi sul manto erboso tra il mattino e il primo pomeriggio. Evidentemente l’afflusso freddo che ci ha colpiti venerdì provoca ancora dell’instabilità in altre zone d’Italia e la partita dell’Olimpico è sospesa. Immagini di neve Romana appaiono su tutti i telegiornali la sera ma è la trasmissione “Che tempo fa” condotta in questo giorno della Befana dal buon Colonnello Baroni che, per l’occasione, si traveste da quell’amorevole vecchina per regalare agli amanti della neve una delle sue più memorabili trasmissioni. Il Colonnello parla della perturbazione che ha interessato un po’ tutta l’Italia ma, quello che più è importante, sul Canale della Manica sta scendendo verso l’Italia un fronte freddo alimentato da Est da correnti freddissime sopra le quali andrà ad interferire una risalita di aria calda proveniente dall’Africa e dal Mediterraneo occidentale. É una miscela esplosiva, una di quelle migliori per far nevicare sul Nord Italia, ma in Lunigiana poi sarà così?
Lunedì 7 gennaio in Lunigiana è una splendida giornata di sole, molto fredda sia al mattino sia lungo il giorno. L’aria fredda precedentemente affluita è ottima per un buon “cuscino” di aria che permetta anche solo una nevicata da addolcimento. Mi ricordo che la sera, non potendo avere i mezzi odierni offerti dalla rete internet e da vari canali meteo, ogni metodo per capire se ci fossero o meno precipitazioni nella notte era valido. Uno dei tanti era quello di annusare gli scarichi dei lavandini che, in caso di precipitazioni imminenti erano soliti maleodorare. Beh, per un amante della neve come me, quella sera chiaramente profumavano! Vado a letto, mi alzo la notte, verso le 4 della mattina dell’8 gennaio, c’è molto vento, mi affaccio alla finestra, non nevica, come fa a nevicare con questo vento? C’è un lampione lontano dalla mia finestra, però intravedo qualche sparuto fiocco e penso “va beh è finita, tutto più a Sud, il richiamo caldo e noi in Lunigiana ci becchiamo il Nord e qualche fiocco trasportato dal vento in ombra pluviometrica” e me ne vado a letto rassegnato. Mi alzo verso le 8 in una cucina, quella di casa mia, non ancora riscaldata dall’impianto con caldaia ma da una semplice stufetta e noto nella porta di ingresso della cucina stessa esposta precisamente a nord, un arco di ghiaccio all’interno sul pavimento. Cosa sarà mai? Faccio per aprire la porta girando la maniglia di alluminio anodizzato e le mie dita si incollano dolorosamente alla maniglia della porta ultraghiacciata. Non vi dico il dolore e la gioia. Apro la porta e davanti ai miei occhi mi appare una autentica bufera di neve. Scaccianeve dai tetti sotto un vento impetuoso, neve fine ed asciutta trasportata da tutte le parti, anche chiaramente sotto la porta e all’interno della cucina di casa mia. E’ talmente intensa la bufera che faccio fatica a vedere le case a 20 metri dalla mia, siamo vicini a quel fenomeno che vedi solo al Polo, quando cielo e terra assumono lo stesso colore e non vedi più l’orizzonte. Se esci fatichi a respirare, la neve ti penetra nei polmoni. Dura tutta la mattina. Poi si placa la bufera, la precipitazione diventa più fioccosa e più poetica, accumula persino e attorno alle 13 le prime schiarite con circa 30 cm di neve al suolo.
La perturbazione ha portato sulle nostre lande un cuscinetto di aria fredda direi storico. Difficilmente nell’arco della nostra vira riusciremo ad osservarne uno simile, con le minime in Toscana che sprofondano in pianura a -25°C. In Lunigiana si parla di un termometro alla “Marimuni”, sito della Marina Militare presso Surrogati di Aulla, una zona ombrosa, a -23°C ma è un dato non ufficiale.
Iniziano cosi i 3/4 giorni tra i più freddi che la storia recente della Lunigiana ricordi. Ricordo anche come mi infilavo a letto la sera senza il riscaldamento e le tubature gelate. Neppure il miglior Fantozzi avrebbe potuto descrivermi: mutandoni di lana ereditati dall’Esercito Italiano dopo il servizio di leva sopra le regolari mutande tattiche e poi sopra i pantaloni del pigiama, ai piedi calzettoni di lana grezzi. Sopra: maglia di lana pesante con sopra maglia del pigiama, guanti alle mani e in testa cappello di lana con pon-pon a strisce orizzontali rigorosamente bianconere per tenere fede ad un principio di lealtà sportiva. Al mattino mi svegliavo e la condensa del respiro era gelata sui vetri interni della finestra della camera!
Sembra ormai finito questo duro inverno, infatti il Colonnello Baroni annuncia nelle sere successive che tutta la configurazione fredda si porterà ad Est e le correnti miti si impadroniranno dell’Italia; questo mi sembra di ricordare attorno al 9 gennaio. Ma non era detta l’ultima parola di quest’inverno al quale mancava la classica ciliegina sulla torta. Retromarcia del Colonnello Baroni che,  in un’altra trasmissione memorabile di quei tempi, annunciava che i calcolatori Europei stavano andando in tilt (l’espressione che io ricordo era: “Gli ultimi dati stanno mandando in tilt gli elaboratori” o qualcosa del genere) e non ci sarebbe stato nessun ingresso di aria mite, anzi, una poderosa discesa fredda retrogressiva sul margine meridionale della cella alto pressoria delle Azzorre che aveva di nuovo allungato verso la Siberia, avrebbe raggiunto l’Italia e le Baleari innescando qui una profonda depressione che avrebbe richiamato aria umida sull’Italia scorrendo su un cuscinetto notevolmente freddo al suolo (in Toscana persistevano gli oltre -20°C di minima).
Fatto sta che mercoledì 9, giovedì 10 e venerdì 11 sono stupende giornate di sole. La temperatura minima cola a picco, oltre -20°C, la massima si avvicina agli 0°C senza mai superarli, tranne che nella giornata di sabato 12 dove, nelle ore centrali del giorno il gelo sembra allentare un poco ma questo e’ anche un segnale dell’incipiente cambiamento che ci aspetterà per Domenica 13. Il termometro in mio possesso a quel tempo non segnava oltre i -10°C, quindi, in quel periodo, con temperature spesso anche a oltre -20°C non mi consentiva di avere una reale conoscenza del freddo; ricordo che quel termometro in quel tempo, appena il sole calava era già a -10°C poi, il resto, era a me sconosciuto.
La sera di sabato 12 è ancora sereno, fa un freddo cane, sicuramente sotto i -10°C. Lungo la notte il cielo si copre, inizia ad agire la bassa pressione proveniente dalle Baleari.  Al mattino mi alzo presto e faccio un giro fino ad Aulla per ammirare quel cielo bianco lattiginoso tutto unito. Verso le 8 iniziano i primi fiocchi a cadere ma sono molto timidi. Poi intensificano dopo le 10. Mi faccio un giro fino a Villafranca con un amico e sotto una fantastica nevicata che nel frattempo aumentava ancora. Ritorno a casa sotto questa bella nevicata e guardo il termometro. Ad inizio nevicata era oltre -10°C, ora si degna di rientrare in scala ma nevica intensamente a -8°C e alla faccia di chi non crede che se fa troppo freddo non nevica. Attorno alle 14 smette una mezz’ora e si vede addirittura un piccolo squarcio blu nel cielo, ma sta arrivando una delle nevicate più colossali del secolo scorso. Quando riprende fa sul serio, a falde larghe e senza vento. É una classica nevicata da addolcimento, ma che addolcimento poi! Prosegue a -4°C per tutto il pomeriggio. A sera, verso le 18 il traffico è ormai paralizzato ma nonostante ciò, fidandomi del mio mezzo che ormai avevo catenato, feci un giro fino a Quercia e al ritorno notai che dove ero passato avevo lasciato anche l’orma del pianale essendo l’unico mezzo in circolazione. Andai anche ad Aulla, bellissima la piazza del Comune con le luci e quella nevicata a falde larghe. Ore 22, finestra di casa mia; nevica forte e sto guardando una vecchia bicicletta lasciata a bella apposta contro un platano a farmi da nivometro. La neve raggiunge un pedale, poi l’altro, poi il mozzo della ruota. Il mozzo non si vede più, ormai siamo a tre quarti di cerchione che sta per scomparire sotto la neve. Nevica per quasi tutta la notte ma, ahimè, il flusso meridionale è davvero intenso. Ora siamo al mattino di lunedì 14 gennaio e la neve si sta trasformando in pioggia e la temperatura è risalita a +1°C. In 24 ore da oltre -10°C a +1°C e questo la dice lunga di quanto siano fragili i cuscinetti di aria fredda sopra le nostre zone. Comunque, nonostante l’incipiente pioggia la Lunigiana è sospesa in un torpore bianco, non si muove nulla che non siano trattori adibiti a spalare la neve. Via della Resistenza ad Aulla, tristemente famosa di recente per alluvione, è difficilmente percorribile: una ruspa ha aperto una piccola corsia tra due muri di neve, facendo uno scanso, di tanto in tanto, in caso di incrocio tra due veicoli. La neve giunge ai segnali stradali e a volte li copre, grazie anche all’intervento dei mezzi spalaneve. 85 cm di neve accumulata in totale tra le nevicate del 4, 8, e 13-14 gennaio 1985.
Tutti si chiedono quando andrà via tutta questa neve? Come faremo? È presto detto, continua l’afflusso mite da Ovest ed entro giovedì non ne sarà rimasta che qualche traccia dove i mezzi spalaneve l’hanno accumulata. Un timido tentativo venerdì 18 gennaio di riapparire, ma solo qualche fugace fiocco tra la pioggia che tutto il bianco lava. Non sarà così per la Pianura Padana assai restia a cancellare il cuscinetto sotto la spinta delle correnti umide e calde: grandi nevicate su tutto il Nord Italia da lunedì 14, crolla il tetto del velodromo Vigorelli a Milano, disagi e danni a non finire per il peso della neve bagnata, ma questa è...un’altra storia, anche se  figlia della storia che vi ho appena raccontato.

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Portale di meteorologia per la provincia di Massa Carrara.
Associazione locale per la divulgazione delle
scienze meteorologiche e del clima.

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