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Temporaneo miglioramento nel weekend grazie all'afflusso di aria leggermente più asciutta da Nord-Est. Nel corso della prossima settimana ritorno a correnti perturbate di origine atlantica, con precipitazioni diffuse in particolare nella giornata di martedì. Temperature in rialzo causa correnti sciroccali con nevicate in isolamento alle vette appenniniche.
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BOLLETTINO DELLA MONTAGNA
Previsioni a 3 giorni per le principali località sciistiche e montane delle Apuane ed Appennino settentrionale
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03-02-26
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| Zero Termico: 12 m | Altezza Neve: 17 cm |
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| Zero Termico: 1400 m | Altezza Neve: 5 cm |
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| Zero Termico: 1200 m | Altezza Neve: 10 cm |
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| Zero Termico: 1300 m | Altezza Neve: 15 cm |
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Di riffa o di raffa un po' di neve i nostri monti l'hanno raccattata grazie ad un certo assestamento delle temperature che negli ultimi giorni ha mantenuto lo zero termico a livelli accettabili, attorno ai 1200/1300 metri in Appennino e 1500 metri sulle Alpi Apuane. Ora sta arrivando un ulteriore, anche se temporaneo, sbuffo freddo balcanico che fra Domenica e lunedì formerà un discreto ''cuscinetto'' specie nel versante emiliano appenninico. Nel frattempo si avvicinerà dall'Oceano Atlantico una ennesima perturbazione che, entro lunedì sera, farà arrivare le prime precipitazioni sulle nostre zone ad iniziare dal versante ligure e, almeno in una prima fase fra lunedì sera e la notte su martedì, la neve potrebbe cadere sin verso 700/800 metri sull'Area Tre Confini, probabilmente più in basso procedendo verso il Piacentino ed invece più in alto proseguendo verso il Parmense orientale ed il Reggiano. Martedì la neve sarà costretta a salire per il rialzo termico in quota, ed in questa giornata saremo sempre in bilico con una parentesi di pioggia congelantesi su alcuni tratti di alta collina: questo perché nel versante settentrionale appenninico prevarranno probabilmente venti orientali più freddi rispetto a quelli meridionali che soffieranno sul crinale, portando lo zero termico a 1800 metri circa. Ma i saliscendi termici continueranno senza sosta, infatti fra martedì notte e mercoledì sarà possibile un ricalo della quota neve per l'ingresso di aria moderatamente fredda in quota, così che in questa giornata la neve potrebbe tornare ad imbiancare le nostre montagne almeno sopra i 1000 metri in Appennino e 1200/1300 metri sulle Apuane. Come vedete l'evoluzione appare quanto meno ''variopinta'' e molto difficile da seguire. Quel che è certo è che la scorribanda delle perturbazioni continuerà ancora probabilmente per tutta la prima settimana di febbraio e forse anche oltre. Ma a tal proposito vediamo cosa ne pensa la Candelora...
La Candelora cade il 2 febbraio ed è preceduta dai giorni della merla, che corrispondono al 29, 30, 31 gennaio. Sono chiamati della merla perché una delle tante leggende che li riguarda, racconta che il 28 di gennaio una merla, dopo aver resistito al mese più freddo dell'anno, gridò al cielo: ''Più non ti curo Domine, che uscito son dal vern''. Ma il mese di Gennaio si offese moltissimo e rispose con una vendetta, prestando 3 giorni di freddo a febbraio, che li rese ancora più gelidi. Ecco, la Candelora, arriva proprio in quel febbraio freddissimo, e coincide con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. La Candelora viene anche chiamata in alcune regioni, tra cui il Piemonte, ''Giorno dell'orso'', perché la leggenda racconta che l'orso si sveglia dal letargo e uscendo fuori dalla tana valuta se il tempo è abbastanza buono per uscire definitivamente. Che poi è l'equivalente del ''Giorno della marmotta'' negli Stati Uniti. Nella tradizione celtica la Festa della Candelora corrisponde alla Festa di Imbolc, che però si festeggia il primo febbraio. Si tratta della festa della luce, che pian piano torna a risvegliarsi sebbene sia ancora inverno. Nella cultura popolare sono molti i proverbi che riguardano la Candelora e secondo alcuni di essi, in base al clima che la caratterizza, è possibile ipotizzare come sarà la seconda parte dell'inverno e quando finirà. Uno dei proverbi più famosi recita: ''Nel giorno della Candelora dell'inverno semo fora, ma se piove o tira vento dell'inverno semo dentro''. Tuttavia esiste un altro detto che sostiene esattamente il contrario: ''Per la Santa Candelora se nevica o se plora dell'inverno semo fora, ma se c'è sole o solicello siamo sempre a mezzo inverno''. Nel nord est, specie zona di Trieste, dicono: Se la vien con sol e bora de l'inverno semo fora, se la vien con piova e vento de l'inverno semo drento''. Per le nostre zone è sempre stato preso in maggiore considerazione ''sa ghè la neva para dall'inverno a san fora, sa mir al solacin a s'ancan a mez camin'' (se c'è freddo e nevica l'inverno sta per finire, mentre se c'è il sole o aria mite siamo solo a metà strada). Vedremo. Ai posteri l'ardua sentenza.
Aggiornamento del 31 gennaio 2026 a cura di Mauro Olivieri
(aggiornamento 3 volte la settimana)
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