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Alta pressione di matrice africana in forte espansione verso il Mediterraneo e l’Europa centro-occidentale, dando inizio ad una duratura fase di tempo stabile (probabilmente sino alla fine del mese). Temperature in deciso aumento con picco dell’ondata di calore atteso ad inizio della settimana prossima.
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BOLLETTINO DELLA MONTAGNA
Previsioni a 3 giorni per le principali località sciistiche e montane delle Apuane ed Appennino settentrionale
19-06-26
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20-06-26
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21-06-26
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| Zero Termico: 4400 m | Altezza Neve: 0 cm |
19-06-26
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20-06-26
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21-06-26
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| Zero Termico: 4300 m | Altezza Neve: 0 cm |
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| Zero Termico: 4300 m | Altezza Neve: 0 cm |
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Puntuale come un orologio svizzero ormai da alcuni anni, eccola l'onda di calore di giugno che ha appena iniziato ad interessare le nostre regioni così come gran parte dell'Europa centro-occidentale e che andrà ad intensificarsi nel corso dei prossimi giorni. Infatti un intenso promontorio africano a tutte le quote sta risalendo da Sud e sospingerà l'aria calda sin quasi a 6000 metri. Ovvio però che, per quando caldo possa fare, oltre i 3000/4000 metri le temperature sono pur sempre sotto lo 0°C, e questo è il motivo per il quale si possono creare i classici temporali di calore nelle ore pomeridiane sui monti. Infatti l'aria calda che si forma negli strati più bassi inizia poi a salire attraverso delle specie di bolle o ''termiche'' che nella loro risalita vanno ad incrociare inevitabilmente l'aria più fredda (o meno calda) dando origine alle tipiche nubi convettive (cumuli e cumulonembi) dalle quali possono poi svilupparsi manifestazioni temporalesche. Lo diciamo tutti gli anni ma non è mai male ripeterlo: questi fenomeni si formano esclusivamente nelle ore pomeridiane o tardo pomeridiane, impossibili da localizzare se non pochissimo tempo prima e sono di breve durata, però non debbono mai essere sottovalutati perché sono accompagnati facilmente da fulmini, colpi di vento e talora grandine. Pertanto durante le vostre escursioni nei prossimi giorni il consiglio è prima di tutto di partire presto al mattino, e poi di tenere sempre almeno un occhio al cielo per capire se iniziali ed apparentemente innocui batuffoli bianchi possano degenerare in nubi più minacciose. Così ''a naso'' pare che fra venerdì e sabato la fenomenologia possa presentarsi più facilmente sulle zone montuose e collinari del versante emiliano stante una debole ventilazione sud occidentale. Quasi assente dovrebbe essere il rischio nel versante ligure-toscano e sulle Apuane. Invece da Domenica e per gli inizi della settimana l'attivazione di deboli venti orientali potrebbe spostare gli eventuali rovesci verso il versante Sud. A 1500 metri ci assesteremo su isoterme comprese fra 20°C e 22°C, valori molto elevati ma per il momento non eccezionali. La subsidenza, cioè la compressione dell'aria nei bassi strati, si farà però sentire nelle zone di fondovalle dove si avranno picchi anche superiori ai 36°C. Ritengo che la fase stabile e molto calda abbia una probabilità attorno all'80% di durare sino a fine mese.
Sono passati 30 anni da quel tragico 19 giugno 1996. In quell'anno un anticiclone piuttosto robusto aveva portato giornate stabili e calde da fine maggio sino alla prima quindicina di giugno, caldo comunque non certo paragonabile alle onde calde di ''nuova generazione''. A 1500 metri fummo ricoperti per molti giorni da isoterme comprese fra 15°C e 18°C con massime al piano diffusamente sopra i 32°C/33°C con punte di 35°C/36°C nelle zone interne toscane e in Val Padana. Le carte annunciavano tuttavia un drastico cambio di circolazione nella terza decade del mese proprio ad iniziare dal giorno del Solstizio (21 giugno). Pertanto le previsioni della sera di martedì 18 annunciavano ancora tempo stabile su tutte le regioni italiane, al massimo con l'arrivo di velature o qualche nube stratiforme lungo l'alto versante tirrenico. Già all'alba di mercoledì 19 invece il cielo apparve grigio e cupo per la presenza di dense nubi stratiformi all'interno delle quali erano però già affogati del cumulonembi e sino alla Lunigiana giungeva l'eco di tuoni lontani verso Sud Est. Era solo l'inizio dell'attività di una potente cella temporalesca che si era andata a formare sulle Alpi Apuane. Fra le 3 e le 8 del mattino in alcune località come Pomezzana erano già caduti più di 300 millimetri di pioggia con intensità orarie di oltre 100 mm. La cella assunse poi la caratteristica ''autorigenerante'' intensificandosi fra il tardo mattino e metà pomeriggio portando la pioggia complessiva a quasi 480 millimetri in neppure 12 ore. Localmente venne registrata una punta di intensità oraria precipitazione di 175 millimetri ma il pluviometro venne spazzato via dall'onda di piena dei torrenti Vezza e Turrite che travolsero i paesi di Cardoso e Fornovolasco. Quindi è verosimile che la precipitazione fu anche più abbondante. E mentre accadeva tutto ciò in una fazzoletto di territorio montano, in pianura e lungo la costa versiliese splendeva il sole e arrivavano solo alcune gocce a tratti. I morti furono 14, svariati feriti, un territorio completamente distrutto, centinaia di sfollati e senza tetto e tutto quanto ne consegue a disastri di tale entità.....
Aggiornamento del 18 giugno 2026 a cura di Mauro Olivieri
(aggiornamento 3 volte la settimana)
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